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Treni in ritardo: tra analisi economiche e responsabilità, i nostri monitoraggi favoriscono la trasparenza
A cura di Giuliano Resce - Principal investigator
I recenti ritardi ferroviari in Italia hanno causato disagi a migliaia di viaggiatori, con attese prolungate e coincidenze mancate. Il monitoraggio di Instant Analytics ha rivelato che in molte giornate il ritardo medio nazionale ha superato i 20 minuti, oltre la soglia per definire un’Area Interna. Stazioni chiave come Milano Centrale, Roma Termini e Napoli Centrale hanno registrato ritardi settimanali medi superiori ai 20 minuti, scatenando polemiche politiche e ipotesi di cambi al vertice di Trenitalia. La complessità della situazione è accentuata dal fatto che RFI e Trenitalia operano sotto lo stesso gruppo, rendendo difficile assegnare responsabilità precise. Alcuni studi suggeriscono che separare la gestione dell'infrastruttura da quella dei trasporti, in linea con le direttive europee, potrebbe chiarire le responsabilità e migliorare il servizio. Sicuramente i progetti di monitoraggio istantaneo e indipendente, come quello di Instant Analytics, sono fondamentali per quantificare il fenomeno, guidare eventuali interventi e aumentare la trasparenza.
I recenti ritardi ferroviari hanno costretto migliaia di viaggiatori a dover affrontare ore di attesa, coincidenze mancate e spostamenti incerti. Il monitoraggio quotidiano di Instant Analytics ha evidenziato che molte giornate negli ultimi mesi sono state segnate da un ritardo medio nazionale superiore ai 20 minuti, un valore paradossalmente oltre la soglia per definire un’area interna – ovvero un territorio non coperto dal servizio.
Addirittura, spesso il ritardo medio settimanale ha superato i 20 minuti in importanti stazioni Platinum, come Milano Centrale, Bologna Centrale, Firenze Santa Maria Novella, Roma Termini, Roma Tiburtina e Napoli Centrale, tutte con una frequentazione superiore ai 6.000 viaggiatori al giorno. Tali notizie hanno alimentato molte polemiche, anche a livello politico: secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, si ipotizzano possibili cambi al vertice di Trenitalia.
Ma cosa si nasconde dietro questi disservizi? In altre parole: di chi è la responsabilità? E, soprattutto, come intervenire per arginare strutturalmente il problema?
Una questione di responsabilità
Quando un treno si ferma o accumula ritardi, la causa può essere:
- Del gestore dell’infrastruttura, in caso di binari danneggiati o segnali malfunzionanti.
- Dell’operatore ferroviario, se il ritardo è legato a guasti dei treni o a una gestione inefficace delle corse.
In Italia, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Trenitalia fanno capo allo stesso gruppo – Ferrovie dello Stato – e questo assetto rende più complesso individuare chi debba intervenire per risolvere il problema. In un contesto in cui tutto è centralizzato, si facilita lo scarico di responsabilità, con conseguenze dirette sui passeggeri.
Le ferrovie sono considerate un monopolio naturale: costruire linee parallele per creare concorrenza infrastrutturale risulterebbe antieconomico. Per questo motivo, l’Unione Europea ha varato regole (come il Quarto pacchetto ferroviario) mirate a rendere trasparente e neutrale l’accesso alla rete.
- Se un solo soggetto possiede binari e treni, può favorire sé stesso, evitando un reale contesto competitivo.
- In assenza di un contrasto di interessi tra chi gestisce la rete e chi opera i treni, manca l’incentivo al controllo, rendendo tortuoso individuare l’origine dei disservizi.
L’economia insegna che separare la gestione della rete da quella dei treni può migliorare il servizio, in quanto ogni ente avrebbe responsabilità precise e non potrebbe celarsi dietro zone d’ombra per nascondere costi o inefficienze.
Pensiamo a un aeroporto: se la stessa società gestisse piste e compagnia aerea, quest’ultima ottimizzerebbe gli orari per massimizzare i profitti, lasciando slot meno redditizi agli altri operatori. In caso di ritardi, risulterebbe complicato stabilire se il problema derivi dalla compagnia o dalle infrastrutture aeroportuali. Attualmente, nei trasporti ferroviari italiani possono verificarsi meccanismi analoghi.
Interventi strutturali possibili
Un approccio basato sulla trasparenza e sulla distinzione dei ruoli potrebbe favorire interventi più rapidi ed efficaci:
- Se RFI diventasse realmente indipendente, assumerebbe la responsabilità esclusiva dell’infrastruttura e investirebbe in manutenzione senza delegare i costi ad altri.
- Se Trenitalia – o qualsiasi altro operatore – fosse separata, si concentrerebbe sull’efficienza dei treni e sull’organizzazione puntuale degli orari, per evitare perdite economiche e lamentele degli utenti.
In pratica, ciascun ente potrebbe migliorare il proprio servizio sapendo di non poter contare su una controparte interna allo stesso gruppo. Per i passeggeri, sarebbe anche più semplice capire chi contattare, chi criticare e da chi pretendere rimborsi in caso di disservizi.
La mancata separazione tra infrastruttura e trasporto può essere vista come una delle cause strutturali dei problemi cronici del trasporto ferroviario italiano – come i ritardi – attualmente esacerbati da fattori esterni quali cantieri e usura dei mezzi. Un sistema più concorrenziale e trasparente obbligherebbe i gestori a ridurre i disservizi, poiché nessuno vorrebbe essere etichettato come l’anello debole.
Conclusioni
I ritardi degli ultimi giorni non sono soltanto un fenomeno passeggero, ma evidenziano un problema strutturale di governance e responsabilità. L’analisi economica suggerisce che distinguere tra chi gestisce i binari e chi i treni può favorire interventi più mirati, ridurre l’incertezza per i passeggeri e potenzialmente può migliorare la qualità del servizio. Progetti di monitoraggio istantaneo e indipendente, come quello recentemente avviato da Instant Analytics, possono essere fondamentali per aumentare la consapevolezza sulla quantificazione del fenomeno. Tali strumenti non solo consentono di monitorare i disservizi nel tempo e nello spazio, ma forniscono anche dati concreti utili a valutare i miglioramenti nel lungo periodo. In sostanza, le statistiche raccolte rappresentano un valore aggiunto: possono guidare gli interventi, rendere più trasparente il livello di servizio e fornire un punto di riferimento per misurare i progressi.